Dall’Iraq all’Iran: Grossi e la “legittimità tecnocratica” al servizio dell’aggressione
Nel contesto dell’escalation in corso tra Israele e Iran, il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, è emerso come una delle principali fonti delle narrazioni occidentali riguardanti la cosiddetta “minaccia nucleare iraniana”.
(Precisiamo che non si tratta di un’accusa diretta, ma l’analisi degli eventi e delle dichiarazioni sarà determinante nel nostro approccio investigativo).
Le dichiarazioni di Grossi, oscillanti tra l’allarme sul livello di arricchimento dell’uranio e la successiva smentita dell’esistenza di un programma militare attivo, hanno riportato alla memoria lo scenario iracheno del 2003, alla vigilia dell’invasione statunitense, quando le istituzioni internazionali giocarono un ruolo complice o ingenuo nella legittimazione della guerra.
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Cronologia degli eventi e delle dichiarazioni
1. L’avvertimento prima dell’attacco – 9 giugno 2025
Davanti al Consiglio dei Governatori dell’AIEA, Grossi ha dichiarato che l’Agenzia ha “rinvenuto particelle di uranio artificiale” in tre siti non dichiarati: Varamin, Marivan e Turquzabad.
Secondo Grossi, questi siti indicherebbero “attività nucleari passate non comunicate” e le sostanze rilevate “potrebbero suggerire finalità non pacifiche”.
I media israeliani e statunitensi hanno rapidamente amplificato queste dichiarazioni, presentandole come prova di un’attività nucleare sospetta che giustificherebbe un’azione militare preventiva.
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2. Escalation tecnica e mediatica – 10-12 giugno 2025
Grossi ha affermato che l’Iran ha arricchito l’uranio fino al 60%, un livello “vicino a quello necessario per produrre un’arma nucleare”, aggiungendo che Teheran possiede oltre 400 kg di uranio altamente arricchito.
Il 12 giugno, il Consiglio dei Governatori ha adottato una risoluzione ufficiale dichiarando l’Iran “in violazione dei suoi obblighi internazionali”, la prima del genere in vent’anni, per non aver fornito spiegazioni convincenti sulle sostanze rinvenute.
Questa escalation istituzionale è stata utilizzata come giustificazione politica per il “diritto ai bombardamenti difensivi”, secondo quanto sostenuto da ambienti occidentali e israeliani.
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3. L’attacco israeliano e il cambio di tono – 13 giugno 2025
Israele ha lanciato un’ampia offensiva aerea contro le installazioni nucleari iraniane a Natanz, Fordow e Isfahan, sostenendo di voler “impedire lo sviluppo dell’arma nucleare”.
Subito dopo l’attacco, Grossi ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: “Non abbiamo ancora trovato indicazioni di distruzione delle installazioni sotterranee e continuiamo a monitorare la sicurezza dei materiali radioattivi”.
Ha poi aggiunto: “Non ci sono prove che l’Iran stia attualmente cercando di costruire un’arma nucleare”.
Dal 16 al 18 giugno, intervistato dalla CNN, ha ribadito: “Non abbiamo alcuna prova che l’Iran stia lavorando oggi alla costruzione di un’arma nucleare, nonostante l’alto livello di arricchimento”.
Il cambio di tono ha sollevato forti critiche da parte di esperti che hanno giudicato le prime dichiarazioni come un pretesto politico e militare, più che frutto di informazioni verificate.
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4. Il ritorno della memoria irachena – Guerra e disinformazione
Lo scenario attuale ricorda quello del 2003, quando l’invasione dell’Iraq fu giustificata da presunte armi di distruzione di massa, mai trovate.
Allora, le dichiarazioni di Hans Blix e dell’AIEA ruotavano attorno a “sospetti senza prove certe”, ma furono politicizzate per lanciare l’invasione.
Oggi, lo schema si ripete: Avvertimento – Allarmismo – Attacco – Negazione o minimizzazione.
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5. La posizione iraniana e le critiche all’AIEA
Teheran ha accusato l’Agenzia di essersi basata su informazioni “inattendibili” provenienti da fonti di intelligence israeliane.
Il rappresentante iraniano presso l’AIEA ha dichiarato che “tutti i siti menzionati erano stati chiusi da oltre un decennio” e che le tracce trovate “non implicano un’attività attuale o militare”.
Il Parlamento iraniano ha condannato “il doppio standard” nel trattamento dell’Iran rispetto al totale silenzio sulla potenza nucleare israeliana, non soggetta ad alcun controllo.
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Conclusioni: Grossi tra ruolo tecnico e influenza politica
Dalle dichiarazioni emerge come l’intervento di Grossi abbia avuto un peso significativo nel preparare il terreno internazionale all’aggressione israeliana contro l’Iran.
Il contrasto tra le prime dichiarazioni allarmistiche e le successive smentite rafforza l’idea che l’AIEA, pur teoricamente imparziale, sia diventata di fatto uno strumento nelle dinamiche geopolitiche e militari.
Come in Iraq, l’assenza di prove non ha impedito l’aggressione. E ancora una volta, il ruolo dell’istituzione internazionale ha offerto una sorta di “legittimità tecnocratica” all’intervento armato.
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Raccomandazioni per garantire l’indipendenza dell’AIEA
1. Sottoporre l’AIEA a una revisione completa della sua indipendenza istituzionale.
2. Richiedere che i rapporti dell’Agenzia siano sottoposti a verifica scientifica e politica prima della diffusione pubblica.
3. Sollecitare i media globali a non utilizzare i report dell’AIEA come strumento di propaganda politica o militare.
4. Richiedere la responsabilizzazione degli Stati che manipolano le agenzie internazionali per giustificare i propri interventi armati.
Tuttavia, queste raccomandazioni rischiano di restare teoriche, in un contesto segnato dal dominio statunitense su molte istituzioni internazionali, AIEA compresa.

